ISRAELE È DAVVERO ANCORA PIÙ ISOLATO DI PRIMA?

Auteur: 
Giorgio Spagnol
Date de publication: 
28/7/2026

Il 2026 vede Israele confrontarsi con  una realtà strategica complessa e senza precedenti. Le relazioni estere sono  in gran parte plasmate all'ombra della guerra congiunta israelo-americana in Iran, che si è trasformata in un conflitto regionale con i combattimenti in corso a Gaza, in Cisgiordania, in Siria e in Libano.

Situazione attuale

All'inizio del 2026 lo Stato di Israele si trova a dipendere quasi esclusivamente dal sostegno americano, soffre di una posizione compromessa e isolata negli scenari internazionali e regionali mentre prosegue con la forza a plasmare il proprio contesto strategico.

Queste tendenze si possono così riassumere:

1. Erosione dell'autonomia strategica: la relazione speciale con gli Stati Uniti ha assunto una netta dinamica di tipo patrono-cliente, con l'amministrazione di Washington che delinea e decide sulle questioni chiave, mentre il sostegno pubblico e politico a Israele raggiunge negli Stati Uniti un nuovo minimo storico.

2. Distanziamento dal mondo liberal-democratico: di fronte alle crescenti critiche e all'ampliamento dell'isolamento diplomatico da parte dell'Unione Europea e dei paesi occidentali, Israele ha scelto una politica di distanziamento, boicottaggio e interruzione dei rapporti.

3. Sfida della frammentazione e dell'integrazione regionale: i paesi arabi hanno escluso Israele dai processi di integrazione regionale.                             

Israele ha intensificato il suo modus operandi : accelerando le procedure di annessione in Cisgiordania e indebolendo al contempo l'Autorità Palestinese, ritardando l'attuazione dei processi politici a Gaza, intraprendendo una campagna in Iran (che sta provocando il rafforzamento della posizione di Teheran) e conducendo intensi combattimenti in Libano.

Israele risulta quindi invischiata su più fronti, diplomaticamente isolata, con un'immagine internazionale compromessa e senza aver raggiunto i suoi obiettivi strategici.

Le relazioni estere di Israele

Le relazioni estere di Israele sono plasmate in gran parte dalla guerra congiunta israelo-americana contro l'Iran, che si è trasformata in una guerra regionale dai fronti aperti a Gaza, in Cisgiordania, in Siria e in Libano.

Israele ha iniziato il 2026 quasi completamente dipendente dagli Stati Uniti, sempre più percepita come uno stato paria da molte opinioni pubbliche nella regione e nel mondo, e incline a plasmare il proprio contesto strategico attraverso azioni unilaterali e l'uso della forza.

L'autonomia di Israele è stata ulteriormente erosa dal fatto che Trump ha continuato a dettare aspetti chiave della sua politica estera  di sicurezza e a definirne la portata d'azione.

Israele si è allontanato ulteriormente dall'Unione Europea, dagli stati europei e dall'opinione pubblica liberale occidentale, e ha risposto alle critiche e alle condanne delle sue politiche rompendo i legami con gli attori internazionali e boicottandoli.

Il crescente isolamento di Israele

Il crescente isolamento regionale e globale non ha portato Israele a cambiare la sua politica sulla questione palestinese né ad abbandonare la sua tendenza a preferire la proiezione della forza alla cooperazione. Sul fronte palestinese, il governo israeliano ha portato avanti un processo di annessione accelerata in Cisgiordania attraverso la legislazione, l'approvazione di progetti di costruzione e il sostegno alla violenza dei coloni, insieme agli sforzi per indebolire l'Autorità Palestinese fino al suo collasso, mentre a Gaza ha ritardato e ostacolato l'attuazione del piano di Trump.

In ambito regionale, ha lanciato una guerra contro l'Iran che, in definitiva, ha solo rafforzato la posizione regionale e internazionale dell'Iran; ha intrapreso un'ampia campagna militare in Libano nonostante la firma di un accordo che non è stato comunque attuato; ha approfondito la rottura e la rivalità con la Turchia; e ha congelato l'avanzamento dell'accordo di sicurezza con la Siria a causa dello spostamento dell'attenzione verso gli scenari iraniano e libanese.

Israele si trova diplomaticamente isolata, impantanata in molteplici fronti militari, con un'immagine globale tossica e senza aver raggiunto i suoi obiettivi di sicurezza e strategici.

Considerazioni

La sfiducia e il sospetto si sono acuiti tra Israele e i paesi arabi della regione uniti nel criticare e condannare le politiche israeliane a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Iran. I giordani hanno respinto categoricamente un incontro tra Netanyahu e re Abdullah che Israele voleva promuovere. L'Arabia Saudita e il Qatar hanno respinto senza mezzi termini la richiesta di Trump di promuovere la normalizzazione con Israele nell'ambito dell'accordo per porre fine alla guerra con l'Iran e hanno ribadito che ciò non sarebbe avvenuto senza progressi sul percorso palestinese.

Turchia, Arabia Saudita, Egitto e Pakistan hanno firmato un accordo di sicurezza congiunto con un riferimento comune alla questione palestinese, presentando un'alternativa agli schemi di cooperazione regionale che includono Israele.

Israele e Turchia stanno intensificando la loro rivalità e il loro allontanamento: la Turchia ha criticato le politiche israeliane a Gaza e in Cisgiordania, così come la sua condotta nella guerra contro l'Iran e in Siria. La retorica reciproca si è intensificata e Israele è stato descritta come uno stato che sfrutta la guerra per occupare ulteriori territori in tutto il Medio Oriente.

Israele ha invece riconosciuto il genocidio armeno come un ulteriore elemento di biasimo e scontro nel confronto con la  Turchia.

Nel frattempo Stati Uniti e Arabia Saudita hanno raggiunto un accordo sul nucleare civile civile che permette a Riyad di costruire reattori con tecnologia americana e arricchire uranio sul proprio territorio. Il patto non obbliga l'Arabia Saudita ad aderire al regime di ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). Tale deroga potrebbe aprire alla possibilità di una Bomba nelle mani dei sauditi. L'accordo alimenta malumore in Israele sia nella maggioranza di governo sia nell'opposizione parlamentare.

Conclusioni

L'opposizione internazionale alle politiche di Israele a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e in Iran è in crescita; la società civile globale sta boicottando sempre più Israele e gli israeliani mentre Israele sta scegliendo di disimpegnarsi e prendere le distanze dal mondo liberal-democratico. Molti paesi hanno criticato le azioni di Israele nei vari ambiti e sono emerse tensioni anche con alcuni dei suoi amici più stretti, come la Germania e l'Italia.

Il livello delle relazioni con la Spagna e il Sudafrica è critico. Sono stati avviati procedimenti contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, con l'accusa di genocidio a Gaza e la Corte Penale Internazionale ha emesso ulteriori mandati di arresto contro alti funzionari israeliani. Israele è stato inserito nella lista nera delle parti responsabili di violenza sessuale nelle zone di conflitto.

Denunce sono state presentate nei tribunali di tutto il mondo contro i soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che hanno partecipato alla guerra a Gaza, mentre diversi stati hanno imposto sanzioni o vietato l'ingresso ad alti funzionari israeliani.

Personalità e sindacati del mondo della cultura, dello sport e dell'arte di tutto il mondo hanno chiesto un embargo sulla fornitura di armi a Israele accusandola di genocidio e distruzione sistematica a Gaza. Hanno inoltre annullato visite in Israele e la cooperazione con gli israeliani chiedendo il boicottaggio di Israele e degli artisti israeliani.

Ricercatori e associazioni accademiche hanno interrotto i rapporti con istituzioni e ricercatori israeliani mentre si è registrato un forte calo nella partecipazione a progetti di ricerca accademica.