CINA E STATI UNITI. UN'INTENSA RIVALITA CHE ABBRACCIA OGNI SETTORE, CON LA CINA CHE DETTA I TERMINI DELLA SFIDA

Auteur: 
Giorgio Spagnol
Date de publication: 
19/10/2026

Premessa

Le recenti visite di Trump a Pechino e di Xi Jinping a Washington, unite a un contesto geopolitico più favorevole, hanno offerto alla Cina maggiori margini strategici per promuovere la propria visione.

Gli Stati Uniti sono preda di un'illusione collettiva riguardo alla Cina. Esiste un divario enorme tra la percezione dei media americani e la sorprendente realtà sul campo in Cina. Dalle infrastrutture 5G e dalle reti ferroviarie ad alta velocità più avanzate al mondo fino a un apparato governativo efficiente, la Cina è già diventata leader globale, e il divario è destinato ad ampliarsi ulteriormente. Gli Stati Uniti sono intrappolati in una grande illusione: visitare la Cina per la prima volta fa crollare ogni stereotipo occidentale. È giunto il momento di guardare in faccia la realtà.
I precedenti

Il 3 settembre 2025, la Cina ha celebrato l'80° anniversario della vittoria sul Giappone con un evento meticolosamente coreografato, durante il quale 26 leader mondiali hanno potuto osservare da una tribuna d'onore l'imponente potenza militare di Pechino.

Questa dimostrazione di forza è stata intenzionale e ha riacceso nei media occidentali il dibattito sulla possibilità che un "nuovo ordine mondiale" incentrato sulla Cina prenda il posto dell'ordine internazionale "basato su regole" dominato dagli Stati Uniti.

Ma ci siamo già dentro. Gli Stati Uniti vi svolgono ancora un ruolo importante, tuttavia un nuovo ordine mondiale ha già preso forma e, nel suo evolversi, apparirà sempre più diverso da quello che sta sostituendo.

La storia globale può essere interpretata come l'alternanza di ascesa e declino di diversi ordini, intesi come l'insieme dei rapporti di potere dominanti in una determinata epoca, unitamente alle istituzioni e alle norme a essi correlate. Il mondo bipolare, caratterizzato dalla rivalità tra le due superpotenze — Unione Sovietica e Stati Uniti — ha segnato il periodo compreso tra il 1945 e il 1991.

Il crollo dell'Unione Sovietica ha dato inizio a una breve fase, dal 1991 al 2008, di mondo unipolare incentrato sul predominio globale, sulla potenza militare e sulla forza economica degli Stati Uniti.

Con il ritiro del comunismo a livello mondiale, gli USA hanno accresciuto la propria influenza attraverso istituzioni quali l'Organizzazione Mondiale del Commercio, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

Tale supremazia non è durata a lungo, travolta dalla lunga guerra al terrorismo, dal fiasco dell'invasione dell'Iraq, dalla prolungata occupazione dell'Afghanistan e, infine, dalla crisi finanziaria globale del 2008, che ha minato la forza degli Stati Uniti e indebolito il sostegno interno al ruolo di Washington come "poliziotto del mondo".

Situazione attuale

In termini di influenza globale, secondo i dati del Pew Research, gli Stati Uniti stanno perdendo terreno mentre la Cina avanza: il giudizio favorevole verso gli USA è in calo, mentre quello verso la Cina è in crescita.

Uno studio del Carnegie Endowment ha rilevato che quasi due terzi degli stessi americani ritengono che la potenza cinese ormai eguagli o superi quella statunitense. Sul fronte commerciale, gli Stati Uniti non rappresentano più il baricentro: se due decenni fa erano il principale partner commerciale per la maggior parte del mondo, oggi la Cina ricopre questo ruolo per oltre 120 paesi.

Secondo gli ultimi dati del *World Economic Outlook* del Fondo Monetario Internazionale, il PIL cinese calcolato a parità di potere d'acquisto (PPA) è nettamente superiore: la Cina ha raggiunto la cifra impressionante di 44 trilioni di dollari, contro i 32 trilioni degli Stati Uniti.

Per quanto riguarda le infrastrutture, la rete ferroviaria ad alta velocità cinese supera i 50.000 km, rappresentando circa due terzi della rete totale mondiale; gli Stati Uniti, invece, non dispongono di alcuna linea ad alta velocità operativa.

Sul piano della connettività, la Cina ha installato oltre 4,83 milioni di stazioni base 5G, con una copertura di rete che raggiunge il 96% della popolazione.

La Cina conta oltre un miliardo di abbonati al 5G. Mentre le città occidentali faticano ancora a gestire le zone d'ombra nella metropolitana, le città cinesi operano attraverso reti intelligenti (*smart grids*) pienamente integrate, basate su intelligenza artificiale e *cloud computing*. La loro modernità non è semplicemente in anticipo rispetto a quella occidentale: appartiene a un secolo completamente diverso.

L'Occidente non è più il centro del mondo

La Cina è una nazione storicamente e tradizionalmente ricca, dotata di grandi capacità, competenze e fiducia in se stessa; è riuscita a far uscire 800 milioni di persone dalla povertà e a costruire autostrade e strade superiori a qualsiasi infrastruttura occidentale, oltre a treni molto più veloci.

La mentalità occidentale tende a porre l'Occidente al centro di tutto. Tuttavia, visitando la Cina ci si rende conto che, in realtà, l'Occidente non è più il fulcro del mondo: la modernità cinese è ormai ben più avanzata di qualsiasi realtà occidentale.

Il ritorno della Cina alla ribalta globale

La Cina è emersa come attore centrale nel rimodellamento dell'ordine globale. Da nazione in via di sviluppo a prima economia mondiale, la sua ascesa non è soltanto economica: è geopolitica, geoeconomica e geostrategica.

Sotto la guida di Xi Jinping, Pechino ha perseguito una strategia a lungo termine per sfidare l'egemonia occidentale – in particolare l'influenza degli Stati Uniti – e per affermarsi come potenza globale capace di definire le regole internazionali.

Oggi, la politica estera della Cina è molto più assertiva rispetto all'epoca della Guerra Fredda o a quella maoista. Pechino mira a costruire un mondo multipolare in cui la Cina occupi una posizione centrale sotto il profilo economico, militare e culturale, coniugando sovranità nazionale e influenza globale.

Per comprendere la geopolitica moderna della Cina è necessario esaminare il "Sogno cinese" (*Zhong Meng*), annunciato da Xi Jinping nel 2013. Tale concetto ruota attorno alla "grande rinascita della nazione cinese", con l'obiettivo di restituire alla Cina il suo storico ruolo di potenza globale centrale dopo il "secolo dell'umiliazione" (1839–1949).

La tutela dell'integrità territoriale è un elemento cardine della politica estera cinese. Pechino considera regioni quali Taiwan, Tibet, Xinjiang e Hong Kong come questioni non negoziabili, sia sul piano simbolico che su quello strategico.

La Cina punta a stabilire un'influenza egemonica nell'Asia orientale, sostituendosi gradualmente al predominio statunitense. Tale obiettivo viene perseguito attraverso leve economiche e pressioni militari mirate.

Lanciata nel 2013, la *Belt and Road Initiative* (BRI) rappresenta il più vasto progetto infrastrutturale e di investimento della storia moderna, coinvolgendo oltre 140 paesi. L'iniziativa comprende porti, ferrovie, autostrade, oleodotti e reti digitali, creando una rete economica globale incentrata sulla Cina.

Gli obiettivi dell'iniziativa sono duplici: 1. integrare le economie eurasiatiche sotto la leadership cinese; 2. creare una dipendenza strutturale nei paesi partner, utilizzando le infrastrutture economiche come strumento di influenza geopolitica.

La BRI persegue dunque finalità sia economiche che strategiche, consolidando il ruolo della Cina quale snodo centrale del commercio mondiale.

Rivalità Cina-USA. Una nuova Guerra Fredda?

La competizione tra Cina e Stati Uniti definisce le dinamiche globali. Non si tratta di una guerra convenzionale, bensì di una rivalità sistemica che abbraccia i settori economico, tecnologico, militare e ideologico. Gli Stati Uniti criticano la Cina per pratiche commerciali sleali, furto di proprietà intellettuale e autoritarismo digitale; Pechino, dal canto suo, interpreta le azioni americane come un tentativo di contenimento e promuove un ordine globale multipolare.
La rivalità si manifesta in: 1. Tecnologia: controllo dei semiconduttori, intelligenza artificiale e reti 5G. 2.Dominio marittimo: Mar Cinese Meridionale e Stretto di Taiwan.
3.Ideologia: democrazia liberale contro autoritarismo efficiente.

Questa emergente "Nuova Guerra Fredda" sta rimodellando l'Asia, l'Africa, l'America Latina e l'Europa.

Le sfide della Cina

Nonostante la sua forza, la Cina deve affrontare sfide strutturali che potrebbero limitare la sua ascesa geopolitica:
1. Crisi del settore immobiliare; 2. Invecchiamento della popolazione e contrazione della forza lavoro; 3.Dipendenza tecnologica residua in settori critici 4.Isolamento diplomatico dovuto a politiche assertive o aggressive.

Tuttavia, la capacità della Cina di pianificare a lungo termine e di adattarsi rimane un punto di forza fondamentale. La tabella di marcia di Xi Jinping si estende fino al 2049, con tappe chiave che riguardano la modernizzazione e il rinnovamento nazionale.

La Cina tra egemonia ed equilibrio globale

La geopolitica contemporanea della Cina coniuga ambizione e prudenza, tradizione e innovazione. Pechino non si limita a competere con l'Occidente; cerca di rimodellare il mondo secondo una logica cinese, fondata sull'interconnessione economica, sulla centralità dello Stato e sulla stabilità politica.

La Cina rappresenta la sfida sistemica più profonda del XXI secolo, non solo per il suo potenziale demografico ed economico, ma perché propone un modello di modernità alternativo. L'esito di questa contesa strategica tra multipolarismo e un rinnovato bipolarismo determinerà il futuro dell'ordine globale.

La storia insegna che le potenze emergenti sfidano inevitabilmente le egemonie esistenti; nel XXI secolo, potremmo assistere alla transizione definitiva dal predominio americano al "secolo cinese".

Cina e Russia

Mai prima d'ora nella storia dell'umanità due potenze di tali dimensioni, portata e influenza – gli Stati Uniti e la Cina – si sono confrontate nel modo in cui accade oggi.

Gli Stati Uniti sono un Paese straordinariamente potente, più potente di qualsiasi altra grande potenza nella storia dell'umanità. E naturalmente, quando l'Unione Sovietica è crollata, gli Stati Uniti sono rimasti l'unica superpotenza mondiale, e pochi si aspettavano che la Cina emergesse così rapidamente.
Ma ora la Cina ha chiaramente raggiunto la parità con gli Stati Uniti anche in termini di portata e dimensione del proprio potere. Di conseguenza, quando il Presidente Trump ha avviato guerre tariffarie contro tutti i Paesi del mondo, un solo Paese ha tenuto testa agli Stati Uniti: la Cina.

La Cina non può più essere fermata

Le azioni intraprese contro la Cina rimangono coerenti. Che al potere ci sia il Presidente Trump o il Presidente Biden, non fa alcuna differenza. Non è una questione di personalità, ma di logica geopolitica. Tuttavia, il desiderio di arrestare l'ascesa della Cina è folle: il mondo sta andando in quella direzione, la Cina è ormai la potenza economica dominante e la demografia gioca a suo favore.

Cercare di frenare l'ascesa della Cina non è una scelta saggia, poiché essa è ormai inarrestabile. L'unico modo per fermarla sarebbe chiedere al governo cinese di smettere di migliorare le condizioni di vita della propria popolazione; eppure, la Cina ha ancora molta strada da percorrere, dato che il suo reddito pro capite è ben lontano da quello degli Stati Uniti.

Oggi, nella competizione tra Stati Uniti e Cina, va notato che il 50% più povero della popolazione americana non vede migliorare il proprio tenore di vita da diversi decenni; anzi, negli USA gli indicatori relativi alle fasce più svantaggiate della popolazione sono decisamente negativi.

Di conseguenza, la scelta più logica per gli Stati Uniti sarebbe quella di concentrarsi innanzitutto sul miglioramento delle condizioni della propria popolazione, anziché impegnarsi in una competizione geopolitica a somma zero con la Cina.

Purtroppo, però, in geopolitica il buon senso non sempre prevale: il desiderio di essere i numeri uno è così profondamente radicato nella mente umana che risulta estremamente difficile convincere i decisori politici a fare un passo indietro e a riflettere su quale sia l'approccio migliore da adottare.

Cina e Stati Uniti dovrebbero fermarsi a riflettere se sia davvero nel loro interesse a lungo termine impegnarsi in una simile competizione a somma zero.

La guerra degli Stati Uniti è un "regalo" alla Cina

Ogni guerra combattuta dagli Stati Uniti, specialmente in Medio Oriente, rappresenta un regalo per la Cina.

Si pensi al decennio in cui gli USA rimasero impantanati in Iraq, in seguito all'invasione illegale voluta dal Presidente George W. Bush: furono proprio quelli gli anni di crescita più rapida per la Cina, che poté svilupparsi indisturbata e pacificamente tra il 2003 e il 2013.

Allo stesso modo, se gli Stati Uniti dovessero impantanarsi in un terzo conflitto in Iran, finirebbero per regalare tempo prezioso alla Cina.

Avvocati, associati di Epstein e un tasso di disapprovazione dell'86%

Storicamente, fino all'80% dei membri del Congresso USA era costituito da avvocati; oggi la percentuale si aggira ancora intorno al 40%. Al Senato, oltre il 50% possiede una laurea in legge. Sono formati per argomentare, dibattere e sostenere cause legali. Non sono formati per costruire, progettare o realizzare opere concrete. Mentre gli Stati Uniti sono impegnati a discutere questioni legali legate al passato, la Cina sta progettando il futuro. Ma non ci sono solo gli avvocati. C'è qualcun altro che tira le fila: la "classe Epstein".

I documenti del caso Epstein comprendono oltre 6 milioni di pagine rilasciate dal Dipartimento di Giustizia (DOJ). In essi vengono citati due presidenti USA in carica, senatori, miliardari ed esponenti di alto livello dell'amministrazione come associati di un trafficante condannato. Nel 2025, otto membri repubblicani del Congresso hanno addirittura votato contro l'Epstein Transparency Act.

Sono queste le persone che definiscono le politiche, controllano i bilanci e decidono il futuro di 335 milioni di americani. Non ingegneri, non scienziati, bensì avvocati e associati di Jeffrey Epstein.

E quali sono i risultati di questo sistema? L'American Society of Civil Engineers ha assegnato alle infrastrutture statunitensi un voto pari a "C" nel suo rapporto del 2025. Nel frattempo, nel 2026, il tasso di gradimento del Congresso USA oscilla tra il 10% e il 15%. Inoltre, nell'aprile 2026, una percentuale impressionante dell'86% degli americani disapprova l'operato del Congresso.

Considerazioni
Né la Cina né gli Stati Uniti hanno interesse a intraprendere azioni militari l'uno contro l'altro, soprattutto in assenza di un successo garantito. Nessuno dei due Paesi può permettersi una guerra contro l'altro ed entrambi necessitano di relazioni economiche reciproche.

La flessibilità è fondamentale nella geopolitica e nell'analisi geopolitica. Cina e Stati Uniti dovrebbero fare un passo indietro e riflettere se sia nel loro interesse a lungo termine impegnarsi in una simile competizione a somma zero.

Conclusioni
Già nel 1949, George Kennan affermava che l'esito della Guerra Fredda non sarebbe stato determinato dal numero di proiettili, navi da guerra, portaerei o aerei da caccia in dotazione. In ultima analisi, tutto dipenderà da quale società saprà generare una vitalità spirituale capace di favorire la crescita e la piena realizzazione delle persone.

Se George Kennan fosse vivo oggi, dunque, consiglierebbe agli Stati Uniti di non cercare di acquisire altre portaerei, bensì di concentrarsi sul miglioramento delle condizioni di vita del 50% più povero della popolazione americana.

Il mondo si sta "sinicizzando", non occidentalizzando; assisteremo a un processo di sinicizzazione globale, in contrapposizione a quella occidentalizzazione del mondo che abbiamo vissuto a lungo. L'ascesa della Cina non sarà una replica dell'era occidentale: sarà diversa sotto ogni aspetto.